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venerdì 20 maggio 2011

La Siria vista dalla Siria

no-terrorism-megadi Antonella Appiano - conbagaglioleggero.com

Sono in Siria da quasi tre mesi. Una premessa sull’informazione.
1) Fin dall’inizio della “crisi siriana” l’informazione dei media internazionali – la maggior parte dei quali non aveva corrispondenti sul posto – è stata scorretta. L’ho potuto constatare, in diverse occasioni, come testimone diretta. Mi riferisco, in questo caso a Damasco.

E ne ho scritto qui sul mio blog poi sul quotidiano on line www.Lettera43.it nelle mie corrispondenze, “Diario da Damasco”.

Durante questo periodo ho raccolto testimonianze di attivisti, di oppositori, di sostenitori del regime, di esponenti del partito comunista, di gente comune. Persone in carne ed ossa con un nome, un volto, un mestiere. Penso più attendibili quindi di voci anonime telefoniche. Eppure non le ho mai divulgate come “verità” in quanto le testimonianze non erano confermate da fonti indipendenti.

lunedì 16 maggio 2011

La contro-rivoluzione in Medio Oriente

Un clan saudita, i Sudairi, è al centro dell’onda contro-rivoluzionaria lanciata sul Medio Oriente dagli Stati Uniti e da Israele. In una sintesi completa, pubblicata a puntate sul più grande quotidiano in lingua russa, Thierry Meyssan da Damasco disegna il quadro generale delle contraddizioni che travagliano la regione.


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L’immagine ha fatto scandalo negli Stati Uniti: durante il G20, Obama si inchina verso il re saudita e gli bacia la mano.
In pochi mesi, sono caduti tre governi filo-occidentali nel mondo arabo: il parlamento ha rovesciato il governo libanese di Saad Hariri, mentre i movimenti popolari cacciavano Zine el-Abbidine Ben Ali dalla Tunisia, e poi arrestato Hosni Mubarak in Egitto. Questi cambiamenti di regime sono accompagnati da manifestazioni contro il dominio degli Stati Uniti e il sionismo. Essi avvantaggiano politicamente l’Asse della Resistenza, incarnato a livello statale da Iran e Siria, e sul piano sub-statale da Hezbollah e Hamas. Per condurre la contro-rivoluzione in questa regione, Washington e Tel Aviv hanno usato il loro miglior supporto: il clan Sudairi, che interpreta più di ogni altro il dispotismo al servizio dell’imperialismo.

lunedì 9 maggio 2011

Partenariato tra Washington e i Fratelli Musulmani

Nessun essere dotato di senso puo’ credere alle dichiarazioni occidentali relative al rispetto dei diritti dell’uomo e la necessità di riforme, mentre l’esempio di cio’ che succede nel Bahrein é esistente. In questo piccolo regno, l’Occidente ha coperto politicamente e diplomaticamente l’oppressione di una rivoluzione pacifica e l’occupazione militare dell’isola dai paesi del Golfo.Gli Stati Uniti e i loro alleati arabi e europei strumentalizzano i Fratelli Musulmani e i loro gruppi takfiristi in modo tale da far cedere la Siria.


giovedì 5 maggio 2011

La battaglia per la Siria é decisiva (guardate bene la foto e scoprirete l'inganno)

Questa foto, ampiamente diffusa nella stampa internazionle, mostra gli ossequi di un manifestante a Banias (Siria).Al contrario di cio’ che dicono le didascalie dei giornali, la folla non ritiene il Presidente Bachar el-Assad responsabile dei morti durante le manifestazioni. Si vede invece sulla destra un ritratto del Presidente tra le bandiere siriane. I manifestanti assassinati lo sono stati da sniper nascosti sui tetti.Alcuni sono stati fatti prigionieri e hanno confessato appartenere ad una branche armata della famiglia reale saudiana,dei membri del partito dei fedeli libanesi di Hariri e dei servizi segreti degli Stati Uniti


lunedì 2 maggio 2011

Contro-rivoluzione: 250 desaparecidos in Bahrain



In un mese, il re Hamad ibn Isa Al Khalifa del Bahrain ha lanciato una feroce campagna di repressione contro i suoi sudditi.
Oltre l’80% della popolazione adulta ha partecipato ai movimenti di protesta pacifici della primavera, chiedendo una monarchia costituzionale.
• Washington temeva che il risveglio nazionalista mettesse in discussione la concessione di Juffair, un porto che ospita la Quinta Flotta US e il comando navale del CentCom.
• Parigi teme una rivoluzione che metta in discussione gli accordi sulla difesa firmati recentemente col regno.
• Londra ritiene che una qualsiasi perdita di potere del monarca sia in realtà una perdita di influenza in questa ex colonia, che ha una finta indipendenza dal 1971.
• Riyadh teme che qualunque sviluppo democratico o sociale nel suo micro-vicino sollevi un simile movimento di protesta in Arabia Saudita.
Pertanto, il 13 marzo il re ha ricevuto il Segretario della Difesa USA Robert Gates e, sotto il suo controllo, ha lanciato un appello alle truppe saudite.
Dalla loro entrata, 25 moschee sono state completamente distrutte (compresa la storica moschea di Amir Muhammad), e 253 altre danneggiate.
La tecnica scelta è quella di trasformare la rivoluzione popolare della "primavera araba", opponendo al desiderio della popolazione per la democrazia una monarchia assoluta, in un conflitto fra sunniti e sciiti.
Non è noto il numero esatto delle vittime della repressione, ma più di 250 persone sono scomparse. La tortura è ancora una pratica sistematica. I soldati sono entrati negli ospedali e arrestato i medici e gli infermieri sunniti che hanno curato i feriti sciiti.
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(Foto: un veicolo blindato mantiene l’ordine coloniale in Bahrain. É decorato col ritratto di Khalifa bin Salman al-Khalifa, che era già primo ministro nell’era britannica, ed è rimasto immobile in tale carica nella finta indipendenza.)

http://www.voltairenet.org/article169668.html

venerdì 29 aprile 2011

Scoperto “l’accordo Libia” fra Stati Uniti e Arabia Saudita

Voi invadete il Bahrain. Noi cacciamo Muammar Gheddafi dalla Libia. Questa, in breve, è l’essenza di un accordo raggiunto fra l’amministrazione Obama e la dinastia saudita. Due fonti diplomatiche, presso le Nazioni Unite, confermano indipendentemente che Washington, tramite il Segretario di Stato, Hillary Clinton, abbia dato il via all’Arabia Saudita di invadere il Bahrain e schiacciare i movimenti pro democrazia dei loro vicini, in cambio di un voto affermativo, da parte della Lega Araba, per la realizzazione della no-fly zone sulla Libia – il fondamento principale che ha condotto alla risoluzione del 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La rivelazione proviene da due differenti funzionari diplomatici, uno europeo ed uno membro del BRIC, ed è stata fatta separatamente ad uno studioso statunitense, e alla redazione dell’Asia Times Online. Secondo il protocollo diplomatico i loro nomi non possono essere comunicati. Uno dei diplomatici ha riferito “Questa è la ragione per la quale non possiamo sostenere la risoluzione 1973. Abbiamo discusso del fatto che Libia, Bahrain e Yemen erano dei casi simili, ed abbiamo richiesto una missione esplorativa. Manteniamo la nostra posizione ufficiale, ovvero che la risoluzione non è chiara, e che possa essere interpretata in modo belligerante”.

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