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sabato 3 settembre 2011

Asia Times: Perché Gheddafi ha avuto il cartellino rosso?

DI PEPE ESCOBAR
Asia Times


Ispezionando la landa libica da una confortevole stanza strapiena di sottili schermi LCD in un palazzo di Pyongyang, l’Amato Leader della Repubblica Democratica Popolare della Corea, Kim Jong-il, deve essersi impressionato contemplando la predica del colonnello Muammar Gheddafi
"Che imbecille!", mormora prevedibilmente l’Amato Leader.

Non c’è da meravigliarsi. Sa come il Grande G ha firmato virtualmente la sua condanna a morte in quel giorno del 2003, quando accettò il suggerimento dei suoi discendenti malvagi - tutti infatuati dell’Europa – di liquidare il suo programma per le armi di distruzione di massa e di porre il futuro del suo regime nelle mani della NATO.

sabato 18 giugno 2011

Il Piano di destabilizzazione della Siria


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Il ministro degli Affari Esteri francese Alain Juppé e
la sua omologa statunitense Hillary Clinton,
il 6 giugno a Washington. © Dipartimento di Stato.  

Le operazioni condotte contro la Libia e la Siria mobilitano gli stessi attori e le stesse strategie. Ma i loro risultati sono molto diversi perché questi stati non sono comparabili. Thierry Meyssan analizza il parziale fallimento delle forze coloniali e contro-rivoluzionarie e pronostica un nuovo passaggio del pendolo nel mondo arabo.
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Il tentativo di rovesciare il governo siriano, per molti aspetti è simile a quanto è stato fatto in Libia, sebbene i risultati siano assai diversi a causa delle particolarità sociali e politiche. Il progetto di spezzare questi due Stati è stato impostato il 6 Maggio 2002 da John Bolton, quando era sottosegretario di stato nell’amministrazione Bush, la sua attuazione da parte dell’amministrazione Obama, nove anni dopo, nel il contesto del risveglio arabo, non avviene senza problemi.

venerdì 20 maggio 2011

La Siria vista dalla Siria

no-terrorism-megadi Antonella Appiano - conbagaglioleggero.com

Sono in Siria da quasi tre mesi. Una premessa sull’informazione.
1) Fin dall’inizio della “crisi siriana” l’informazione dei media internazionali – la maggior parte dei quali non aveva corrispondenti sul posto – è stata scorretta. L’ho potuto constatare, in diverse occasioni, come testimone diretta. Mi riferisco, in questo caso a Damasco.

E ne ho scritto qui sul mio blog poi sul quotidiano on line www.Lettera43.it nelle mie corrispondenze, “Diario da Damasco”.

Durante questo periodo ho raccolto testimonianze di attivisti, di oppositori, di sostenitori del regime, di esponenti del partito comunista, di gente comune. Persone in carne ed ossa con un nome, un volto, un mestiere. Penso più attendibili quindi di voci anonime telefoniche. Eppure non le ho mai divulgate come “verità” in quanto le testimonianze non erano confermate da fonti indipendenti.

lunedì 16 maggio 2011

La contro-rivoluzione in Medio Oriente

Un clan saudita, i Sudairi, è al centro dell’onda contro-rivoluzionaria lanciata sul Medio Oriente dagli Stati Uniti e da Israele. In una sintesi completa, pubblicata a puntate sul più grande quotidiano in lingua russa, Thierry Meyssan da Damasco disegna il quadro generale delle contraddizioni che travagliano la regione.


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L’immagine ha fatto scandalo negli Stati Uniti: durante il G20, Obama si inchina verso il re saudita e gli bacia la mano.
In pochi mesi, sono caduti tre governi filo-occidentali nel mondo arabo: il parlamento ha rovesciato il governo libanese di Saad Hariri, mentre i movimenti popolari cacciavano Zine el-Abbidine Ben Ali dalla Tunisia, e poi arrestato Hosni Mubarak in Egitto. Questi cambiamenti di regime sono accompagnati da manifestazioni contro il dominio degli Stati Uniti e il sionismo. Essi avvantaggiano politicamente l’Asse della Resistenza, incarnato a livello statale da Iran e Siria, e sul piano sub-statale da Hezbollah e Hamas. Per condurre la contro-rivoluzione in questa regione, Washington e Tel Aviv hanno usato il loro miglior supporto: il clan Sudairi, che interpreta più di ogni altro il dispotismo al servizio dell’imperialismo.

lunedì 9 maggio 2011

Partenariato tra Washington e i Fratelli Musulmani

Nessun essere dotato di senso puo’ credere alle dichiarazioni occidentali relative al rispetto dei diritti dell’uomo e la necessità di riforme, mentre l’esempio di cio’ che succede nel Bahrein é esistente. In questo piccolo regno, l’Occidente ha coperto politicamente e diplomaticamente l’oppressione di una rivoluzione pacifica e l’occupazione militare dell’isola dai paesi del Golfo.Gli Stati Uniti e i loro alleati arabi e europei strumentalizzano i Fratelli Musulmani e i loro gruppi takfiristi in modo tale da far cedere la Siria.


giovedì 5 maggio 2011

La battaglia per la Siria é decisiva (guardate bene la foto e scoprirete l'inganno)

Questa foto, ampiamente diffusa nella stampa internazionle, mostra gli ossequi di un manifestante a Banias (Siria).Al contrario di cio’ che dicono le didascalie dei giornali, la folla non ritiene il Presidente Bachar el-Assad responsabile dei morti durante le manifestazioni. Si vede invece sulla destra un ritratto del Presidente tra le bandiere siriane. I manifestanti assassinati lo sono stati da sniper nascosti sui tetti.Alcuni sono stati fatti prigionieri e hanno confessato appartenere ad una branche armata della famiglia reale saudiana,dei membri del partito dei fedeli libanesi di Hariri e dei servizi segreti degli Stati Uniti


martedì 26 aprile 2011

Siria: attenti al copia/incolla

di Marco Santopadre - RadioCittaAperta.
Secondo i media internazionali, quelli che non hanno corrispondenti sul posto ma influenzano migliaia di media locali in tutto il pianeta, ieri in Siria ci sarebbero stati decine, se non centinaia di morti. Il canale ‘all news’ Rai News, questa mattina apre i suoi notiziari affermando che “ieri a Damasco ci sono stati 112 morti nella repressione governativa delle manifestazioni, compresi inevitabilmente alcuni bambini. Lo affermano fonti dell’opposizione”. E poi? C’è qualche conferma da parte di fonti indipendenti locali? C’è qualche giornalista occidentale che si trova in Siria che possa testimoniare delle stragi di ieri? Non è dato sapere… Come per i primi giorni della rivolta di Bengasi contro Gheddafi, a trasformarsi in titoli da prima pagina sono i brevi e incontrollabili post su Facebook e su Twitter di qualche ‘blogger’ locale. Che poi, magari, vive a Londra o a Washington o a Dubai.

martedì 19 aprile 2011

Discorso al Parlamento siriano del Presidente Bashar al-Assad

di Bachar El Assad*


Signor Presidente dell’Assemblea, signore e signori, membri dell’Assemblea del Popolo, è per me un grande piacere incontrarvi ancora una volta in questa illustre istituzione, per parlare della situazione che coinvolge il nostro Paese e tutta la regione e per rivolgermi, attraverso voi, a tutti i figli della Siria; la Siria, che è nel cuore di ognuno di noi, castello invincibile, con le sue glorie, con la sua gente, in ogni provincia, città, villaggio.
Mi rivolgo a voi mentre viviamo circostanze eccezionali, eventi le cui conseguenze mettono a dura prova la nostra unità e la nostra stessa sopravvivenza. Si tratta di una prova che si ripete ciclicamente a causa della congiura permanente contro questo paese. Grazie alla nostra volontà , ai nostri legami solidali, ed alla volontà di Dio, ogni volta riusciamo a farvi fronte in un modo che non fa che aumentare la nostra forza e orgoglio. Il popolo siriano ha conquistato il diritto di tenere alta la testa.
Vi parlo dal cuore con sentimenti di orgoglio per l’appartenenza a questo grande popolo, con la gratitudine per il vostro amore, ma parlo anche con sentimenti di tristezza e dolore per eventi che hanno causato la morte di nostri fratelli e figli. È mia responsabilità tutelare la sicurezza di questo Paese e garantirne la stabilità. Questo rimane il pensiero dominante nella mia mente, il sentimento nel mio cuore.

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