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lunedì 2 maggio 2011

Contro-rivoluzione: 250 desaparecidos in Bahrain



In un mese, il re Hamad ibn Isa Al Khalifa del Bahrain ha lanciato una feroce campagna di repressione contro i suoi sudditi.
Oltre l’80% della popolazione adulta ha partecipato ai movimenti di protesta pacifici della primavera, chiedendo una monarchia costituzionale.
• Washington temeva che il risveglio nazionalista mettesse in discussione la concessione di Juffair, un porto che ospita la Quinta Flotta US e il comando navale del CentCom.
• Parigi teme una rivoluzione che metta in discussione gli accordi sulla difesa firmati recentemente col regno.
• Londra ritiene che una qualsiasi perdita di potere del monarca sia in realtà una perdita di influenza in questa ex colonia, che ha una finta indipendenza dal 1971.
• Riyadh teme che qualunque sviluppo democratico o sociale nel suo micro-vicino sollevi un simile movimento di protesta in Arabia Saudita.
Pertanto, il 13 marzo il re ha ricevuto il Segretario della Difesa USA Robert Gates e, sotto il suo controllo, ha lanciato un appello alle truppe saudite.
Dalla loro entrata, 25 moschee sono state completamente distrutte (compresa la storica moschea di Amir Muhammad), e 253 altre danneggiate.
La tecnica scelta è quella di trasformare la rivoluzione popolare della "primavera araba", opponendo al desiderio della popolazione per la democrazia una monarchia assoluta, in un conflitto fra sunniti e sciiti.
Non è noto il numero esatto delle vittime della repressione, ma più di 250 persone sono scomparse. La tortura è ancora una pratica sistematica. I soldati sono entrati negli ospedali e arrestato i medici e gli infermieri sunniti che hanno curato i feriti sciiti.
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(Foto: un veicolo blindato mantiene l’ordine coloniale in Bahrain. É decorato col ritratto di Khalifa bin Salman al-Khalifa, che era già primo ministro nell’era britannica, ed è rimasto immobile in tale carica nella finta indipendenza.)

http://www.voltairenet.org/article169668.html

venerdì 29 aprile 2011

Scoperto “l’accordo Libia” fra Stati Uniti e Arabia Saudita

Voi invadete il Bahrain. Noi cacciamo Muammar Gheddafi dalla Libia. Questa, in breve, è l’essenza di un accordo raggiunto fra l’amministrazione Obama e la dinastia saudita. Due fonti diplomatiche, presso le Nazioni Unite, confermano indipendentemente che Washington, tramite il Segretario di Stato, Hillary Clinton, abbia dato il via all’Arabia Saudita di invadere il Bahrain e schiacciare i movimenti pro democrazia dei loro vicini, in cambio di un voto affermativo, da parte della Lega Araba, per la realizzazione della no-fly zone sulla Libia – il fondamento principale che ha condotto alla risoluzione del 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La rivelazione proviene da due differenti funzionari diplomatici, uno europeo ed uno membro del BRIC, ed è stata fatta separatamente ad uno studioso statunitense, e alla redazione dell’Asia Times Online. Secondo il protocollo diplomatico i loro nomi non possono essere comunicati. Uno dei diplomatici ha riferito “Questa è la ragione per la quale non possiamo sostenere la risoluzione 1973. Abbiamo discusso del fatto che Libia, Bahrain e Yemen erano dei casi simili, ed abbiamo richiesto una missione esplorativa. Manteniamo la nostra posizione ufficiale, ovvero che la risoluzione non è chiara, e che possa essere interpretata in modo belligerante”.

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